Madre di Dio di Korsun

Icona della Madre di Dio di Korsun
Madre di Dio di Korsun

 

MADRE DI DIO DI KORSUN

L’icona prese il nome dalla città di Korsun’ (antica Chersonneso) situata in Crimea. In questa città, antico emporio bizantino, fu battezzato il principe di Kiev Vladimir che cristianizzò la Russia nel 988. Secondo la tradizione, l’antica tavola sarebbe stata traslata dallo stesso principe da Korsun’ a Kiev e poi a Novgorod. Probabilmente all’epoca di Ivan il Terribile che conquistò la città nel XVI secolo, l’icona, che aveva già la fama di operare dei miracoli, fu trasportata, insieme ad altre sacre reliquie della città, a Mosca e fu collocata definitivamente nella cattedrale della Dormizione del Cremlino.
L’iconografia dell’immagine appartiene al tipo della “Vergine della Tenerezza”, per il tenero abbraccio della Madre e del Figlio, ma si distingue per alcuni particolari iconografici singolari. La Vergine è raffigurata fino alle spalle, ha il capo reclinato e stretto contro la guancia del Bambino, la sua mano destra mostra e supplica il Figlio – gesto caratteristico dell’Odighitria. La sua mano sinistra, con il mignolo piegato, mostra tre dita distese, a simboleggiare la Trinità. L’indice e il medio sono incrociati e uniti, mostrando la duplice natura del Figlio. Il Bambino tocca con una mano il velo della Madre e nell’altra tiene un rotolo. L’espressione di grande affetto materno che traduce questa rappresentazione è completata dal senso simbolico del rotolo delle Scritture: Gesù è il Figlio di Dio, il Verbo incarnato. Il gesto del Bambino che sembra tirare su di sé il velo della Madre è significativo, compare per la prima volta nell’arte bizantina.
Il velo è simbolo del cielo – rammentiamo la tenda del tempio tessuta, secondo gli apocrifi, da Maria, che si strappa alla morte di Gesù (Mt 27, 51 ; Mc 15, 38, Lc 23, 45) aprendo la via verso il Santo dei Santi, verso la Gerusalemme celeste per tutti gli uomini. Il simbolismo del velo è strettamente legato al culto mariano: il fedele entra nel Regno di Dio, «attraverso il velo, cioè la carne di Cristo», come scrive San Paolo (Eb 10, 20), e Maria, sua Madre, nella quale il Verbo si fece carne. Perciò il maphorion di Maria, diventa simbolo dell’incarnazione. Il gesto del Bambino che tira su di sé il maphorion della Madre vuole mettere in evidenza la duplice natura di Cristo .
Il maphorion della Vergine è di color porpora, fatto che la designa come la Regina celeste. Sul capo e sulle spalle brillano le stelle che esprimono uno dei dogmi importanti del culto mariano – la verginità di Maria prima, durante e dopo il parto . Il suo sguardo è triste, come in tutte le icone “della Tenerezza”, gli occhi esprimono ansia per la sorte del Figlio, che lei conosce già.

Il mistero da secoli nascosto ed agli Angeli stessi sconosciuto, per te ,o Madre di Dio,
è stato manifestato agli uomini :Dio incarnato ,con unione senza mescolanza,
ha accettato anche la Croce volontariamente per noi
e per essa ha risuscitato il primo uomo
ed ha salvato dalla morte le anime nostre.
(“Theotokia” dell’Oktoichos domenicale)

korsun2016web

 

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