Madre di Dio di Vladimir

 

Vladimirskaja 16
icona Madre di Dio di Vladimir 2016

MADRE DI DIO DI VLADIMIR
Molte sono le Icone antiche che la tradizione vuole essere state dipinte dallo stesso San Luca. È probabile, se si considera San Luca non come il personaggio storico ma come l’iconografo perfetto, cioè colui che dopo la preghiera ed il “digiuno degli occhi” riceve la Grazia dello Spirito e divenendo il “dito di Dio”, “scrive” su una tavola di legno quella Luce increata diversamente non visibile ai nostri occhi. Per Grazia e attraverso lo Spirito, l’Immagine diviene prototipo e quindi finestra sul Cielo. La tradizione vuole che la versione originale di questa Icona sia stata dipinta dal santo evangelista su una tavola di proprietà della Sacra Famiglia di Nazareth, quando la Vergine era ancora in vita. Da Gerusalemme sarebbe stata portata a Costantinopoli ed esposta alla venerazione nella chiesa dell’Eleousa, fatta costruire da Giovanni II Comneno (1118-1143). Con maggiore probabilità la storia inizia invece a Costantinopoli, quando un “San Luca” (un pio iconografo) la scrisse. Qualche anno dopo l’Icona fu portata in Russia; Luca, Patriarca di Costantinopoli, la donò a Jurij Dolgorukij, principe di Kiev, fondatore di Mosca. L’Icona costantinopolitana fu accolta dal principe con il massimo degli onori e fu collocata a Vishgorod, ove, famosa per via dei numerosi miracoli, divenne oggetto di grande venerazione. Il figlio Andrej, detto Bogoljubskij (innamorato di Dio), pensò di spostare la capitale a Rostov portando con sé l’Icona. Durante il percorso, giunti a Vladimir, l’asina che portava l’icona si fermò e non ne volle più sapere di spostarsi da quel punto. La Santa Vergine Maria aveva indicato in Vladimir la capitale del nuovo regno: era il 1164. Andrej fece edificare la propria residenza e un monastero dedicato alla Madonna: Bogoljubovo.
L’Icona rimase a Vladimir per ben 200 anni e da questa città prese il nome.

L’Icona della Madre di Dio Vladimirskaja appartiene al modulo iconografico detto “Eleousa” (della tenerezza) ove è sottolineata la particolare dolcezza che esprimono la Madre ed il Bambino nel loro abbraccio culminante nel delicato contatto delle guance, profondo segno di unità e di vicinanza. Maria, nella fede, esprime la capacità di abbandonarsi in quell’abbraccio, di lasciarsi custodire, dando così voce alle parole del Salmo 17,8:
“Custodiscimi come pupilla dei tuoi occhi, proteggimi all’ombra delle tue ali”.

 

 

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